Il significato del colore rosso presso i popoli mediterranei:
Abbiamo visto nel post precedente, come il colore "rosso" estratto dalla Porpora assumesse un carattere sacrale e divino presso coloro che potevano indossarlo. Legata ai rituali della fertilità era chiamata Kurru in accadico e Korra in Sumero. In Sardegna si ergeva Kornus l’antica città presso S.Caterina di Pittinnuri (Cuglieri) che potrebbe anch’esso avere avuto il nome dalla porpora (korra), ma potrebbe pure avere il nome da accad. qarnu ‘corno’ sempre con riferimento alla particolare sagoma dei muricidi.
Una zona di bassi fondali che si prestava perfettamente per l'allevamento dei murici e la produzione del pregiato tessuto.
La stessa monte d'Accoddi, la singolare "Ziqqurat" sarda legata ai rituali di fertilità era originariamente nella parte più antica, colorata di rosso ocra, tant'è che presso la gente del luogo è anche chiamata "mont'e Korra".
La radice KOR sta ad indicare il rosso, sia nel paleosardo che nel basco.
Tra le pietre color scarlatto dell'antichità merita una menzione la oramai dimenticata Sardonice...
Con il nome Sardonice, si indentificava la pietra rossa intarsiata sull' Efod, il pettorale decorato delle 12 tribù di Israele che solo il sommo sacerdote aveva l'onore di indossare. In questo pettorale, vi erano incastonate sopra 12 pietre preziose, ognuna di essere a simboleggiare una delle 12 tribù, quella della tribù di Dan era per 'appunto la SARDONICE.
«Faranno l'efod con oro, porpora viola e porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto, artisticamente lavorati. Avrà due spalline attaccate alle due estremità e in tal modo formerà un pezzo ben unito. La cintura per fissarlo e che sta sopra di esso sarà della stessa fattura e sarà d'un sol pezzo: sarà intessuta d'oro, di porpora viola e porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto. Prenderai due pietre di Onice e inciderai su di esse i nomi degli Israeliti: sei dei loro nomi sulla prima pietra e gli altri sei nomi sulla seconda pietra, in ordine di nascita. Inciderai le due pietre con i nomi degli Israeliti, seguendo l'arte dell'intagliatore di pietre per l'incisione di un sigillo; le inserirai in castoni d'oro. Fisserai le due pietre sulle spalline dell'efod, come pietre che ricordino presso di me gli Israeliti; così Aronne porterà i loro nomi sulle sue spalle davanti al Signore, come un memoriale. Farai anche i castoni d'oro e due catene d'oro in forma di cordoni, con un lavoro d'intreccio; poi fisserai le catene a intreccio sui castoni.» Esodo 28,6-14
La Sardonice di cui si è perso il ricordo, oggi è detta comunemente "Onice" che potrebbe allora considerarsi un' abbreviazione? di una pietra che all'epoca di Aronne era più preziosa dei metalli?.
I greci la chiamavano ONYKS, col significato di artiglio/unghia, ma che se usiamo un pò di fantasia e anagrammiamo la parola diventa YKNOS appellativo e sinonimo a noi conosciuto che rimanda sorprendentemente al ricordo di quello che fu questa leggendaria pietra, legata al rosso simbolo della vita e la tribù che essa rappresentava. Oggi l'Onice è una pietra che ancora viene utilizzata per la produzione dei Cammei che abbonda nei costumi tradizionali di tutta l'isola e che ancora oggi nelle botteghe orafe viene indicato con il nome di "cammeo sardonico" che assume il forte valore simbolico di buon auspicio e prosperità.
Da non dimenticare che Sardonio, termine ormai desueto, stava indicare oltre che all'Onice anche un tipo di Calcedonio del tutto simile alla Corniola (tant'è che spesso il nome risulta intercambiabile). La Corniola è la pietra rossa per eccellenza, considerata sacra per gli egizi in quanto simbolo di rinascita, rappresentava il sangue di Iside. Era anche una pietra propiziatoria legata a diverse pratiche religiose e aveva il compito di accompagnare i defunti nel loro ultimo viaggio verso occidente, presso i campi di Yalu dove dimorano le anime dei giusti. Motivo per cui questa gemma era in largo uso in Mesopotamia, terra ricchissima di questo minerale che esportava in cambio dei più rari e agognati metalli, fino in Egitto dove la si ritrova per esempio sul prezioso pettorale funerario del faraone Tutankhamon. La Corniola veniva utilizzata già all'epoca dei Sumeri per impreziosire collane e copricapo dei sovrani spesso accompagnati dai lapislazzuli. La radice sumero-accadica Kor in definitiva potrebbe dunque essere associabile a tutte quelle parole che in passato e tutt'oggi sono alla base di alcuni etimi ancora in uso, che rimandano chiaramente al colore rosso propiziatorio e al sangue in chiave di morte/rinascita.
Si pensi ad esempio al mito della Cornucopia da cui deriverebbe il potente simbolo propiziatorio del tradizionale cornetto rosso partenopeo, ma comune a molte regioni del sud Italia. La Cornucopia, la cui forma ricorda il Murex o comunque rimanda alla forma di una conchiglia, secondo la leggenda era il possente corno del dio fluviale Acheloo (figlio di Oceano e Teti), al quale fu sottratto durante la lotta corpo a corpo con l'eroe Ercole.
Acheloo che spesso condivide le stesse paternità con la divinità marina Forco re di Sardegna, fu padre delle custodi delle sorgenti e dalle gocce del suo sangue, durante lo scontro con Ercole nacquero le sirene "Acheloides", le tre ancelle di Persefone, (Partenope, Leucosia e Ligeia), tramutate in uccello da Demetra per non aver impedito il rapimento della figlia e costrette a vagare per il mediterraneo in cerca della fanciulla perduta.
“E Ligea pertanto sarà sbalzata presso Terina sputando acqua di mare; e i naviganti la seppelliranno nella sabbiosa spiaggia presso le rapide correnti dell’Ocinaro; e questo, forte nume dalla fronte cornuta, con le sue acque bagnerà il sepolcro e tergerà il busto dell’alata fanciulla"
Il dio cornuto delle fonti sacre, dalle sembianze di Toro (o secondo alcune versione metà uomo metà bovino), dopo un'estenuante lotta, ammise la sconfitta ma volle indietro il suo corno, in cambio diede ad Ercole il corno della capra Amaltea (la nutrice di Zeus) e concesse all'eroe di poter finalmente sposare Deianira. Dal giorno la Cornucopia è sinonimo di fortuna e abbondanza.
Ancora Ercole, acqua, fonti sacre e fertilità strettamente legati da miti antichissimi...
Ma non è tutto la radice Kor la ritroviamo in numerevoli etimi di carattere sacrale.
Kor come Corona che adorna il capo di Re e Regine, Cor sono le corna dei Dio Toro che indossa anche Astarte/Ishtar/Iside, Cora è la canaletta dove scorre il sangue nei mattatoi. Cor è la radice della parola cuore, organo che più di tutti è associato al sangue e al colore rosso. Kor come Corallo, nato dal sangue di Medusa (figlia di Forco anch'essa) che se donato è tutt'oggi simbolo beneaugurante, Cor come corolla che è il nucleo del fiore che è alla base della vita. Ma Kor è soprattutto rosso! il rosso era il colore dell'età fertile, del sangue mestruale, legato alla procreazione. La stessa divinità Kore (Persefone) era la manifestazione della giovinetta in età fertile, la figlia della Dea madre, colei che Ade rapisce in autunno, per poi liberare in primavera quando tutto rinasce ed esplode di vita.
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| Persephone by Leslie troisi |
Il frutto del Melograno che per gli accadi era NURma (nata dalla luce?) e per i romani "Punica Granatum" (si torna ai fenici anzi ai Punici) è da sempre associato al mito di Proserpina/Kore. Il frutto autunnale di cui si nutre svogliatamente negli inferi, simbolo ultimo dei prodigi di sua madre, che da questo momento in poi non donerà più frutti. La natura è sterile, triste per l'assenza di Persephone costretta a separarsi da sua madre per restare in un luogo di morte, dove il frutto diviene sinonimo di speranza, la promessa del suo ritorno. Una morte necessaria in attesa di nuova vita, in attesa che la madre possa riabbracciare la figlia. Ecco perchè il Melograno con il suo colore scarlatto, la cui forma ricorda il seno femminile, contestualizzato alla stagione che lo rappresenta, è da sempre in molte culture associato alla fertilità e morte allo stesso tempo, un richiamo simbolico al ciclo mestruale femminile. Qualcosa che per rinascere ha bisogno di morire, in un continuo ciclo di nascita e morte.
Leggenda vuole che a Creta fu Venere in persona a piantare il primo albero di melograno e che le sacerdotesse di Demetra durante le Thesmophoria solevano consumare i chicchi del frutto sacro in onore della dea, affinchè dispensasse fertilità e prosperità. Demetra, Venere e Kore, la dea Madre primigenia in tutte le sue manifestazioni. Fanciulla, Donna e Saggia. La Dea dei cardini Carna, ninfa amata da Giano che si prende cura dei bambini nelle culle, apportando sigilli di protezione nelle porte, con i rami di piante apotropaiche legate ai matrimoni come il Corbezzolo e il Biancospino, le cui bacche rosse edibili, si conservano durante l'inverno. Colei che è in grado di alzare il velo, che può oltrepassare i varchi tra il mondo dei vivi e quello dei morti, colei che può aprire ciò che è chiuso e chiudere ciò che era stato aperto.
Ma è anche l' italica FERONIA il cui toponimo riecheggia inspiegabilmente in Sardegna nella zona dell'attuale Pattada, è una divinità le cui celebrazioni cadevano tra il 13 e il 15 novembre, il periodo in cui Kore viene sottratta alla madre terra e le tenebre iniziano a prendere il sopravvento, era essa la manifestazione della natura più selvaggia e ferina.
Presso i suoi altari vigeva la dicitura;
"che gli schiavi meritevoli siedano qui, cosicchè possano rialzarsi da uomini liberi!"
è un chiaro rimando alla dea fanciulla tenuta prigioniera negli inferi, è la natura che che si ferma in attesa di germogliare nuovamente.
fine seconda parte...
Riferimenti Bibliografici
From Seas and Oceans to The Textiles - Scientific Figure on ResearchGate. Available from: https://www.researchgate.net/figure/Murex-Shells-Murex-Shells-color-dyed-fibers-yarns-and-fabrics-with-Murex-Shells_fig4_295351203 [accessed 20 Apr, 2021] by Ece Kalayci
EVANS J. & RECCHIA G., C. d. S.- Pottery function: trapped residues in Bronze Age pottery from Coppa Nevigata (Southern Italy). Scienze dell’Antichità. Roma.
Antico Testamento, Esodo, 26/27/28
POPOLI DELLA SARDEGNA da Salvatore Dedòla - linguasarda.com.









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