Deianira Oenei filia Herculis uxor cum vidisset Iolen virginem...
Deianira, figlia di Eneo, moglie di Ercole, dopo che ebbe visto che Iole,
fanciulla dalla notevole bellezza, era stata condotta come prigioniera,
ritenne di poter essere privata del marito dalla fanciulla.
E cosi, memore di ciò che disse il centauro Nesso.
che le aveva detto che la veste tinta del sangue del centauro le avrebbe restituito
l'amore del marito,
Deianira mandò il servo Lica a portare la veste ad Ercole.
Ma il poco di sangue che era caduto per terra cominciò ad ardere.
Quando Deianira vide ciò. comprese di essere stata ingannata da Nesso
e non volendo fare del male al proprio marito,
mandò un altro servo a richiamare quello al quale aveva dato la veste.
Ma Ercole, che ormai l'aveva indossata, bruciò immediatamente...

Si la coccinella, avete presente quel piccolo insetto tutto rosso che porta fortuna e annuncia la primavera? che cosa c'entra direte voi? Ebbene la coccinella in sardo si chiama Babbaiola (Babbai-Yola). Babbai è la parola sarda che indica il padre, ma anche inteso come padre supremo di tutti, ovvero richiama alla divinità. Yole deriva dalla radice Ion, che significa "violetta" o anche colore viola. Rosso violaceo come la porpora, il colore del sangue, della fertilità della rinascita, il colore beneaugurante per eccellenza. Non è un caso che il mito di Yole si ricollega alla morte del dio, è con questo tradimento che Ercole muore per mano di sua moglie che gli fece indossare il mantello con il sangue avvelenato del centauro Nesso, pensava ingenuamente di poterlo tenere lontano dalle altre donne. Ercole è l'archetipo del dio fecondo che muore in inverno e rinasce in primavera. Il Sardus Pater- babbai eponimo dei sardi è stato più volte assimilato al culto di Ercole, in quanto figlio di Makeris, il Melqart Cartaginese.
La coccinella inoltre era associata alla Dea Era anche lei dea del parto e protettrice delle puerpere. E se dici Era dici Eracle, il Sid Babbai re eponimo di tutti i sardi... 🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞
In Sardegna c'è una filastrocca che riecheggia tra le voci di tutti i bambini sardi che recita:
BABBAIOLA BABBAIOLA,
(coccinella, coccinella)
PIGA SU LIBRU E BAI A SCOLA,
(prendi il libro e vai a scuola)
PIGA S'ANEDDU E BAI A TI COIAI,
(prendi l'anello e vai a sposarti)
BABBAIOLA PIGA A BOLAI...
(coccinella prendi il volo!)
I bambini che si imbattono nello scarlatto insetto, lo prendono in mano recitando questa nenia, se l'insetto spiccherà il volo allo scoccare della fine della cantilena il bambino o la bambina da grandi troveranno l'amore e si sposeranno, in alcune zone d' Italia si dice invece che occorra contare fino a 22 numero che come abbiamo già visto è legato all' origine dell' alfabeto e assume un significato sacrale.
Il librarsi dell'insetto rimanda al volo di Yole e simboleggia la fanciulla che concessa dal padre è pronta per il matrimonio.
In rete gira da anni una bellissima favola, qualcuno dice che abbia origini mesopotamiche e il nome del protagonista lo suggerirebbe, purtroppo però l'origine è per ora sconosciuta limitiamoci a leggerla:
All’inizio del tempo la Terra era abitata da un uomo di nome Urunti. A quei tempi nessuno nasceva e nessuno moriva; Urunti, che era un essere gigantesco e saggio, manteneva la pace e l’ordine tra le creature viventi.
Un giorno Urunti, stava passeggiando nella natura e vide una rosa; l’uomo la accarezzò per darle il buongiorno, ma si punse un dito. Dalla ferita cadde una goccia di sangue. Poiché non esisteva ancora la morte, la goccia prese vita: le spuntarono sei piccole zampe nere e diventò una coccinella.
Urunti, meravigliato da quel piccolo insetto rosso, la prese con se e la portò in giro per il mondo, a conoscere tutte le piante e tutti gli animali.
Ma alla coccinella non piacque quello che vide: “Questo mondo è ingiusto. Ci sono solo animali stanchi e feriti, che vorrebbero riposare in pace. E poi, nessuno può nascere. Qui ci sono tante ricchezze ma non c’è nessuno che possa scoprirle ed apprezzarle”. Poi, chiese a Urunti di disegnarle dei puntini neri sul dorso. “Uno per ciascuna ingiustizia a cui ho assistito”.
Urunti fu colpito dalle parole di quel piccolo insetto e decise di introdurre la nascita e la morte. Poi, si sdraiò accanto alla coccinella e si addormentò. Da quel giorno la vita cominciò a scorrere come noi la conosciamo.
La coccinella è da sempre considerato in molte culture un insetto beneaugurante, il suo nome in greco antico era KOKKINOS che significa "scarlatto", il colore rosso dunque ritorna con il suo simbolismo apotropaico che è in grado di allontanare il male, ma allo stesso tempo lo rappresenta poichè tutto per rinascere deve morire. Il rosso ma anche il verde come la natura che torna alla vita, che germoglia dopo il torpore invernale. Non a caso sono essi stessi i colori del Natale🌲🎅.
In Sardegna è considerato di buon auspicio donare o ricevere "su Kokku", una sorta di amuleto di forma sferica che può ricordare una coccinella, solitamente di colore rosso in corallo o nero in ossidiana, veniva solerte accompagnato da un nastro verde da legare al polso. Aveva una funzione protettiva, apotropaica soprattutto per i bambini e veniva da tradizione appeso sulle culle. Erano spesso i padrini e le madrine a donarle per il battesimo al nuovo arrivato ed era usanza comune omaggiarne anche alle famiglie con l'augurio di fertilità, che avevano necessità della benedizione di un figlio. Su Kokku come la coccinella è simbolo di rinascita, fertilità e buon auspicio. Come su Kokku, la coccinella è sia rossa che nera, 🐞affinchè sia di buon auspicio deve essere ammantata da sette puntini, gli stessi che spesso vengono raffigurati nel manto della Madonna rappresentanti le sette gioie e i sette dolori legati al parto e alla maternità.
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