lunedì 13 dicembre 2021

Babbaiola Iole e il mito di Ercole

Deianira Oenei filia Herculis uxor cum vidisset Iolen virginem...


Deianira, figlia di Eneo, moglie di Ercole, dopo che ebbe visto che Iole,

fanciulla dalla notevole bellezza, era stata condotta come prigioniera,

ritenne di poter essere privata del marito dalla fanciulla.

E cosi, memore di ciò che disse il centauro Nesso.

che le aveva detto che la veste tinta del sangue del centauro le avrebbe restituito

 l'amore del marito,

Deianira mandò il servo Lica a portare la veste ad Ercole.

Ma il poco di sangue che era caduto per terra cominciò ad ardere.

Quando Deianira vide ciò. comprese di essere stata ingannata da Nesso

e non volendo fare del male al proprio marito,

mandò un altro servo a richiamare quello al quale aveva dato la veste.

Ma Ercole, che ormai l'aveva indossata, bruciò immediatamente...


Torniamo allora per un attimo al nostro eroe, Eracle...tra le sue tante leggende e vicende amorose, ce n'è una che si intreccia con l'amore per un altra fanciulla Iole che per certi versi rimanda alle vicende che vedeva protagonista la regina Onfale come abbiamo visto precedentemente. Ercole  lo abbiamo lasciato lì, mentre distruggeva il tempio di Delfi, in preda all'ira per non aver ricevuto responso dalla Pizia. Eracle aveva appena ucciso il fratello di Yole perchè il padre gli negò la sua mano, ed era per tanto in cerca di redenzione. Yole, bellissima donna nipote di Menelao, fu promessa in sposa a chiunque avesse battuto il padre ed i suoi fratelli in una gara di tiro con l'arco e nessuno all'infuori di Eracle neanche a dirlo fu in grado di batterli. Spettava a lui dunque la mano della fanciulla, ma suo padre si rifiutò di concedere la propria figlia all'irrequieto eroe. Ercole su tutte le furie mise a ferro e fuoco la città, Yole per sfuggire dalla distruzione messa in atto dal suo pretendente, sali su una torre e da li si getto in aria. Le sue vesti fortunatamente si aprirono consentendole di atterrare sana e salva, ma questo non impedì comunque al figlio di Zeus di rapirla e farne la sua concubina.  Qui la storia assume connotati simili a quelli avvenuti con Onfale. Anche se in questo caso è la fanciulla a divenire schiava del semidio. Secondo il racconto di Ovidio, la ragazza però nonostante la prigionia, ebbe il pieno controllo sull'eroe totalmente aggiogato al suo fascino, cosicchè ella per vendicarsi lo costrinse ad indossare abiti femminili, mentre lei per diletto indossava i suoi. Eracle è il dio che si fa uomo e donna allo stesso tempo,  cosi come Yole è la giovane vergine che spicca il volo, simbologia della fanciulla che raggiunta la maturità sessuale si appresta a lasciare il nido e si avvia al matrimonio.

Se Kore viene sottratta alla madre, Yole invece viene sottratta al padre. A tal proposito vorrei parlarvi della coccinella. 


Si la coccinella, avete presente quel piccolo insetto tutto rosso che porta fortuna e annuncia la primavera? che cosa c'entra direte voi? Ebbene la coccinella in sardo si chiama Babbaiola (Babbai-Yola). Babbai è la parola sarda che indica il padre, ma anche inteso come padre supremo di tutti, ovvero richiama alla divinità. Yole deriva dalla radice Ion, che significa "violetta" o anche colore viola. Rosso violaceo come la porpora, il colore del sangue, della fertilità della rinascita, il colore beneaugurante per eccellenza. Non è un caso che il mito di Yole si ricollega alla morte del dio, è con questo tradimento che Ercole muore per mano di sua moglie che gli fece indossare il mantello con il sangue avvelenato del centauro Nesso, pensava ingenuamente di poterlo tenere lontano dalle altre donne. Ercole è l'archetipo del dio fecondo che muore in inverno e rinasce in primavera.  Il Sardus Pater- babbai eponimo dei sardi è stato più volte assimilato al culto di Ercole, in quanto figlio di Makeris, il Melqart Cartaginese. 

La coccinella inoltre era associata alla Dea Era anche lei dea del parto e protettrice delle puerpere.  E se dici Era dici Eracle, il Sid Babbai re eponimo di tutti i sardi... 🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞🐞

 In Sardegna c'è una filastrocca che riecheggia tra le voci di tutti i bambini sardi che recita:

BABBAIOLA BABBAIOLA,     

(coccinella, coccinella)                                         

  PIGA SU LIBRU E BAI A SCOLA,

(prendi il libro e vai a scuola)

PIGA S'ANEDDU E BAI A TI COIAI,

(prendi l'anello e vai a sposarti)

BABBAIOLA PIGA A BOLAI...

(coccinella prendi il volo!)

I bambini che si imbattono nello scarlatto insetto, lo prendono in mano recitando questa nenia, se l'insetto spiccherà il volo allo scoccare della fine della cantilena il bambino o la bambina da grandi troveranno l'amore e si sposeranno, in alcune zone d' Italia si dice invece che occorra contare fino a 22 numero che come abbiamo già visto è legato all' origine dell' alfabeto e assume un significato sacrale.

Il librarsi dell'insetto rimanda al volo di Yole e simboleggia la fanciulla che concessa dal padre è pronta per il matrimonio.

In rete gira da anni una bellissima favola, qualcuno dice che abbia origini mesopotamiche e il nome del protagonista lo suggerirebbe, purtroppo però l'origine è per ora sconosciuta limitiamoci a leggerla:

All’inizio del tempo la Terra era abitata da un uomo di nome Urunti. A quei tempi nessuno nasceva e nessuno moriva; Urunti, che era un essere gigantesco e saggio, manteneva la pace e l’ordine tra le creature viventi.

Un giorno Urunti, stava passeggiando nella natura e vide una rosa; l’uomo la accarezzò per darle il buongiorno, ma si punse un dito. Dalla ferita cadde una goccia di sangue. Poiché non esisteva ancora la morte, la goccia prese vita: le spuntarono sei piccole zampe nere e diventò una coccinella.

 Urunti, meravigliato da quel piccolo insetto rosso, la prese con se e la portò in giro per il mondo, a conoscere tutte le piante e tutti gli animali.
Ma alla coccinella non piacque quello che vide: “Questo mondo è ingiusto. Ci sono solo animali stanchi e feriti, che vorrebbero riposare in pace. E poi, nessuno può nascere. Qui ci sono tante ricchezze ma non c’è nessuno che possa scoprirle ed apprezzarle”. Poi, chiese a Urunti di disegnarle dei puntini neri sul dorso. “Uno per ciascuna ingiustizia a cui ho assistito”.
Urunti fu colpito dalle parole di quel piccolo insetto e decise di introdurre la nascita e la morte. Poi, si sdraiò accanto alla coccinella e si addormentò. Da quel giorno la vita cominciò a scorrere come noi la conosciamo.

La coccinella è da sempre considerato in molte culture un insetto beneaugurante, il suo nome in greco antico era KOKKINOS che significa "scarlatto", il colore rosso dunque ritorna con il suo simbolismo apotropaico che è in grado di allontanare il male, ma allo stesso tempo lo rappresenta poichè tutto per rinascere deve morire. Il rosso ma anche il verde come la natura che torna alla vita, che germoglia dopo il torpore invernale. Non a caso sono essi stessi i colori del Natale🌲🎅.

 In Sardegna è considerato di buon auspicio donare o ricevere "su Kokku", una sorta di amuleto di  forma sferica che può ricordare una coccinella, solitamente di colore rosso in corallo o nero in ossidiana, veniva solerte accompagnato da un nastro verde da legare al polso. Aveva una funzione protettiva, apotropaica soprattutto per i bambini e veniva da tradizione appeso sulle culle. Erano spesso i padrini e le madrine a donarle per il battesimo al nuovo arrivato ed era usanza comune omaggiarne anche alle famiglie con l'augurio di fertilità, che avevano necessità della benedizione di un figlio. Su Kokku come la coccinella è simbolo di rinascita, fertilità e buon auspicio. Come su Kokku, la coccinella è sia rossa che nera, 🐞affinchè sia di buon auspicio deve essere ammantata da sette puntini, gli stessi che spesso vengono raffigurati nel manto della Madonna rappresentanti le sette gioie e i sette dolori legati al parto e alla maternità. 

Sette erano inoltre le Pleiadi che per i norreni, 7 erano le Galline della dea Freya colei che piange lacrime d'oro ogni volta che il suo amato si allontana, tingendo di rosso i tramonti, la dea delle nascite nordica che protegge le partorienti e dispensa fertilità, il cui animale simbolo è casualmente la coccinella 🐞 che porta luce sulla terra e annuncia la primavera. Ma è anche l'italica Lucina che a Roma divenne Giunone che è Dea della luce e della natalità invocata dalle puerpere durante il travaglio per placare i dolori del parto. In Svezia Santa Lucia porta quasi sempre una corona con 7 candele.
Le “Khotarat” madre dei Cabiri erano le sette dee che presiedevano alla nascita e assistevano le partorienti.
Per i Babilonesi il numero 7 rappresentava la perfezione del cosmo. La dea Anu è custode dei 7 meme e così via..
Oggi si festeggia santa Lucia, la fanciulla che si cavò gli occhi e li gettò in mare per sfuggire ad un triste destino. L' Astrea rugosa che la gente chiama comunemente "occhio di Santa Lucia", il cui simbolo è la spirale e ancora oggi viene incastonato nei gioielli perché  considerato di buon auspicio. "Sa mexina de s'ogu" che le nostre nonne praticavano contro il malocchio contro la cattiva sorte. L'occhio è un simbolo solare, si vede attraverso di esso, rispecchia la luminosità dell'anima, per questo la rimozione dell'occhio indica che ci stiamo privando della luce poiché domina l'oscurità e le tenebre sembrano avere il sopravvento.
Astrea "la stellata" ⭐ che è fatta di luce propria, nella mitologia era la personificazione della giustizia, colei che si elevò al cielo unendosi alla costellazione della vergine, sorella dei pianeti visibili ad occhio nudo che riflettono la luce del sole e degli Astra pianeta "le stelle vaganti" ✨del cosmo, di cui Esperos e Phosporos. 
Esperos padre delle Esperidi ma anche Vespero/Venere che è al contempo divenne stella della sera ⭐e la stella del mattino⭐ e poi fu Lucifero il portatore di luce🕯️e il suo gemello Phosporos, quest'ultimo dio della luce nell'iconografia veniva spesso rappresentato come un bambino nudo che porta in mano una torcia 🔥... In questi giorni nel trionfo del buio invernale indossiamo qualcosa di verde e di rosso, accendiamo una candela alla dea della luce,  per vincere le tenebre e farci largo nell'oscurità in attesa che la luce faccia il suo ritorno...
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Rif Bibliografici
"I miti Greci" Robert Graves
Igino "Le imprese di Ercole"
I capitoli precedenti:
parte uno
 https://www.blogger.com/blog/post/edit/170165379405514459/2638122741720189567?hl=it
parte due
 https://www.blogger.com/blog/post/edit/170165379405514459/6069874105954380234?hl=it


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