lunedì 22 novembre 2021

Tyria Purpura, il colore dei Re

 Cosi la Ninfa Tiro si innamorò del dono del mare...
Il cane di Ercole divora un Murice R. Rubens

Narra la leggenda che la bellissima Ninfa Tiro soleva passeggiare lungo la spiaggia dell'omonima città,  il giovane Dio Melquart (che successivamente divenne l'Eracle di Tiro) la notò e si invaghi di lei... 
Per giorni la corteggiò appassionatamente senza successo alcuno, finchè un giorno, mentre era intento ad assediarla con le sue solite angherie, il suo cane sfuggi al suo controllo attirato da qualcosa che si muoveva dietro le rocce. Il cane da abile predatore qual'era, corse a stanare la strana creatura e lo divorò con voracità. Subito il muso del migliore amico dell'eroe, si tinse di un color scarlatto mai visto prima. 
Il bellissimo colore fece innamorare la fanciulla a tal punto da decidere di accettare il corteggiamento del Dio, a condizione però che egli le tessesse un abito avente il medesimo colore.
 Fu allora che il sedicente eroe, abituato a ben altre sfide, per amore della ragazza, si mise subito a raccogliere una quantità enorme del pregiato mollusco secernente il vischioso liquido coloro cremisi. Da allora egli stesso cominciò ad indossare un manto di questo colore, che presto fu bramato da tutti gli Dei ed eroi. 
Fu cosi che Melquart inventò la Tyria purpura, il pregiato tessuto del color del sangue che tutti i valorosi Re desideravano indossare. 

Ma non solo la ninfa Tiro fu amata da Ercole, un altro mito lega l'eroe al prezioso tessuto.
Si narra che la Regina di Lidia Onfale, che ben conosceva la sua fama, acquistò l'eroe presso l'oracolo di Delfi per 3 monete,  facendolo suo schiavo per un anno intero. Ercole qui era stato punito dall'oracolo per aver distrutto il tempio, in preda all'ira e in disputa con Apollo, in una lotta di supremazia. Intervenne il padre Zeus sapendo che il semidio non avrebbe potuto battere il divino Apollo, lo costrinse a subire ed accettare la punizione dell'oracolo. La Pithia sacerdotessa del tempio, lo condannò ad espiare la sua colpa accettando di diventare schiavo, affinchè imparasse una volta per tutte l'umiltà e a dominare la cieca rabbia che lo caratterizzava. 

 
« ... lavorò con la leggera conocchia, torcendo con la sua mano tremenda l'umido stame. Egli, appunto, depose dalle spalle la spoglia della fiera nemea, la mitra strinse la sua chioma, e si ridusse a far lo schiavo, con gl'irti capelli bagnati di mirra Sabea »
(Seneca, Ercole sul Monte Oeta)


Onfale lo portò con se in Lidia (la cui capitale ricordiamo era Sardis) e lo incaricò di molte imprese, ma  notando il suo valore si innamorò di lui. Si dice che Ercole consentiva alla regina di giocare con la sua clava e indossare la pelle del leone Nemea, sotto il suo fascino venne talvolta anche meno alla sua virilità, acconsentendo di indossare abiti femminili e la tunica di porpora di lei, imparando dalla regina a tessere la lana con il fuso e se lui sbagliava, lei lo colpiva scherzosamente con il suo "sandalo dorato".

« Tale già si ridea del fiero Alcide Onfale allor che in femminili spoglie deposto del leon l'ispido vello, squarciava e manti e gonne, e colla mano troppo grave rompea cembali e fusi »
(Stazio, Tebaide)




La Regina Onfale era figlia del fiume Iàrdano/Iàrdane, cosa che farebbe di lei una figura simile ad una ninfa e ci rimanda ad un legame con l'acqua. Amando Eracle ebbe inoltre da lui 3 figli: Ati, Agelao e Tirreno, capostipite degli Eraclidi/Tyrsenoi, ossia i construttori di torri... ma di questi pirati dei mari figli di Melquart ne parleremo in seguito... 



Tornando alla porpora, la leggendaria stoffa dei Re che viene dal mare, agognata da tutti i popoli del mediterraneo e non solo. Per la difficoltà con cui si otteneva, servivano infatti circa 12.000 conchiglie di Murex per estrarre poco più di un grammo di colorante, sufficiente per adornare il bordo di un abito. Divenne be presto neanche a dirsi, più preziosa di oro, argento e agognata da tutti i sovrani viventi. Si stima che un etto di pigmento equivalesse al valore di 3 etti d'oro, motivo per cui persino tra i regnanti, possederlo era un privilegio assai raro...

Mercanti Fenici in Britannia 

Si narra che durante l'assedio di Troia, la regina Ecuba insieme alle donne troiane, si recò presso il talamo in cui erano riposti i pepli (abito tradizionale) più preziosi, lavorati dalle donne Sidonie. Scelse il più bello dei manti purpurei da donare in sacrificio alla Pallade Atena, si trattava chiaramente di un peplo di porpora che Paride portò via mare da Sidone insieme ad Elena. Sidoni non Fenici! I Fenici durante la guerra di Troia? A Troia c'erano i Micenei non i Greci, cosi come in Libano, Filistei, Shardana, non Fenici, non ancora... è un pò presto parlare di Fenici qui, se per fenici intendiamo i popoli che a partire dall'VIII sec A.C. iniziarono a navigare e commerciare per tutta Europa sulle rotte dei popoli che li precedettero. Ma chi se non loro allora? La risposta è: "i popoli del mare!" In tal proposito si ricorda che nel XII secolo a.C. un'armata filistea (uno dei popoli del mare), attaccò Sidone per il controllo commerciale, porpora inclusa. L'Ostro Sidonio cosi come lo chiamavano i romani, è da ricercare anche tra le origini di Roma. Lo stesso Enea durante la sua permanenza a Cartagine si deliziò adornandosi di Porpora insieme a Didone. Da allora divenne sempre più simbolo di sacralità e nobiltà, da imperatori come Carlo Magno all' alto Clero furono tanti i sovrani che scelsero di mostrare il proprio potere adornandosi del vermiglio tessuto.

A. Canova, La Regina Ecuba dona il suo Peplo ad Atena.

Come sappiamo il termine porpora deriva dal greco Phoenix che sta ad indicare appunto il color del sangue. Fenici più che il nome di un popolo, altro non è che un termine per indicare una prerogativa di chi era in grado di produrre o commerciare questo materiale, i rossi per l'appunto. Chi proveniva dalle terre della "fenicia", ossia dall'attuale Libano erano altresì chiamati come appare dai libri dell'Esodo, "Cananei". Lo stesso termine Canaan, secondo alcuni studiosi potrebbe derivare dal termine Hurrita, Kinahhu che significa anch'esso rosso violaceo. In questa prospettiva Canaan e Fenicia sarebbero sinonimi per indicare per l'appunto la medesima cosa, ossia la colorazione rossastra della porpora, tipicamente in uso da questi popoli. In alcune tavolette ritrovate presso la città Hurrita di Nuzi, si attesta l'accadico Kinahhu, come il nome del colorante prodotto nella città di Babilonia. Nello stesso ebraico moderno le terre di Canaan, vengono tutt'ora chiamate Knaan. Ma se in greco antico il termini Phoinikeos significava rosso purpureo o scarlatto, la parola SARDUX stava ad indicare la colorazione rosso vivo. Non da meno, nell'età del ferro la porpora ottenuta dai murici trunculus e brandaris, veniva chiamata "bamma sardianikon". 

Colorazione ottenuta dalla lavorazione del Murex
Bamma Sardiniacon è un detto sardo antico che sta ad indicare un tipo di tintura sardonica. Buccinum è il nome di questa conchiglia che sull'isola abbonda. Esichio, Aristofane fanno menzione di questo tipo di porpora prettamente sarda. Che fosse legato all'isola di Sardegna e non alla città di Sardis in Lidia, lo specifica Esichio.



La produzione della porpora 

Noi sappiamo attraverso le testimonianze egizie, della stele di Tanis, che le terre di Canaan (centro primario di produzione della Porpora), furono donate dai Ramessidi agli Sherden in cambio della loro fedeltà e protezione al Faraone. In particolar modo nei dintorni di Tiro, dove la lavorazione della porpora si sviluppò maggiormente.  

Con il passare del Tempo la porpora divenne sempre più richiesta e la materia prima presente lungo le coste mediterranee, non era più sufficiente a soddisfare un mercato sempre più florido ed esigente. A Tiro, si cominciarono a produrre delle valide imitazioni di Porpora di varie sfumature, ottenibili da un sottofondo di scarto del colorante più pregiato, abbinato all'uso di sostante fissanti come l'urina ed erbe dal grande potere tintorio come lo zafferano, la borragine o il Corniolo. Il risultato più verosimile all'originale, era quello che veniva ottenuto con l'utilizzo del Kermes una cocciniglia parassita della quercia spinosa che i latini chiamavano Coccum per la sua colorazione rossastra.


L' Attestazione più antica della lavorazione della Porpora in Italia attualmente la troviamo in Puglia a Coppa Nevigata, dove all'interno di una capanna proto appenninica sono stati rinvenuti una serie di resti di conchiglie frantumate databili dal XV al XIV sec A.C. Produzione che andò però esaurendosi intorno alla fine dell'età del bronzo.  N
on lontano nell'antica città di Taras (Taranto, che condivide con la Sardegna e Palestina anche la produzione del Bisso) è attestata l'officina della porpora presso il mare piccolo, dove numerosi gusci era sepolti fino a formare una collina denominata dai locali"Munt d’ l’ Cueccl" (monte dei Coccioli).



  La porpora però si sa ha origini antichissime, il cui mito si destreggia tra sacralità, regalità e divinità.

Omero ci dice che Andromaca "tesseva nel cuore dell'alta casa, una tela doppia di porpora e vi spagea vari ricami". Ancora "di lana e di Porpora, il chiaro Odisseo il mantello avea".

 Nella Bibbia la maestria del pregiato tessuto appartiene ad Ooliab, figlio di Aisamac, della tribù di Dan a cui Mosè affidò la costruzione dell' arca dell'Alleanza.  

Besaleel e Ooliab e tutti gli uomini abili, nei quali il Signore ha messo sapienza e intelligenza per saper eseguire tutti i lavori per il servizio del *santuario, faranno ogni cosa secondo quanto il Signore ha ordinato. *Mosè chiamò dunque Besaleel e Ooliab e tutti gli uomini abili nei quali il Signore aveva messo intelligenza, tutti quelli il cui cuore spingeva ad applicarsi al lavoro per eseguirlo; (Esodo 36:1-2).

Scultore, disegnatore abile artigiano e maestro e creatore di preziose stoffe, tintore di porpora e tessitore di Bisso:

Quanto alla Dimora, la farai con dieci teli di bisso ritorto, di porpora viola, di porpora rossa e di scarlatto. Vi farai figure di cherubini, lavoro d'artista.

Esodo 26,31

Farai il velo di porpora viola, di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto. Lo si farà con figure di cherubini, lavoro di disegnatore.

Esodo 26,36

Poi farai una cortina all'ingresso della tenda, di porpora viola e di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto, lavoro di ricamatore.

Esodo 27,16

Alla porta del recinto vi sarà una cortina di venti cubiti, lavoro di ricamatore, di porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto, con le relative quattro colonne e le quattro basi.

Esodo 28,5

Essi dovranno usare oro, porpora viola e porpora rossa, scarlatto e bisso.

Oliab di Dan, capostipite della leggendaria tribù, è da collocarsi secondo le ipotesi più accreditate intorno al 1200 A.C, periodo corrispondente alle invasioni dei popoli del mare, i quali con molta probabilità appresero nel vicino oriente le tecniche della lavorazione della porpora, dei quali i Fenici successivamente ne divennero eredi.

 In Mesopotamia era chiamata KORRA.  In Sardegna Korra è tutt'oggi il nome con il quale viene chiamata la conchiglia del Murice. Numerosi resti di conchiglie sono state trovate presso Kornus, una delle città-sarde, vicino Tharros, la cui zona lagunare, di bassi fondali risultava essere ideale per l'allevamento del Murex. tant' è che  secondo Eschilo l'industria della porpora qui risultava particolarmente fiorente.


 Come vedremo in seguito, la radice Kor la ritroveremo in innumerevoli etimi mediterranei di carattere sacrale, legati alla Dea ed ai riti della fertilità...

Non a caso i romani elaborarono un termine specifico "porfirogenico", ossia coloro che venivano "generati nella porpora". Nei primi tempi dell'impero, le imperatrici andavano a partorire in mezzo alla porpora al palazzo imperiale, chiamato Porfyra. 






Segue...


Riferimenti Bibliografici

From Seas and Oceans to The Textiles - Scientific Figure on ResearchGate. Available from: https://www.researchgate.net/figure/Murex-Shells-Murex-Shells-color-dyed-fibers-yarns-and-fabrics-with-Murex-Shells_fig4_295351203 [accessed 20 Apr, 2021]  by Ece Kalayci

EVANS J. & RECCHIA G., C. d. S.- Pottery function: trapped residues in Bronze Age pottery from Coppa Nevigata (Southern Italy). Scienze dell’Antichità. Roma.

Antico Testamento, Esodo, 26/27/28

Bullettino archeoligico sardo "Raccolta dei monumenti antichi" del can. cav. Giovanni Spano, Cagliari 1856.

Diego Marin "Il segreto degli illuminati". Dalle origini ai giorni nostri: storia dell'Occhio che Tutto Vede. Mondadori ED. 2013

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