Prendiamo il largo con coraggio
Il mithos è la verità religiosa e mistica imposta all'uomo dagli dei...
(Severino La filosofia Antica)
Non sarà un viaggio facile; sarà puro delirio e noi abbiamo bevuto troppa acqua salata! il mare è pieno di insidie, abbiamo distrutto la bussola e smarrito la rotta, facile perdersi dunque, impossibile tornare indietro. Spesso saremo costretti a nuotare controcorrente in cerca di un appiglio sicuro, le tempeste sembreranno non arrestarsi mai, altre volte invece sembrerà fluire tutto lapalissianamente liscio, talmente prevedibile da chiedersi dove i tranelli abbiano dimora? oppure, occorrerà prendere atto di star semplicemente perdendo il senno della ragione: "Ma poichè, le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia"; consci che: "La pazzia possa far visita almeno due volte al giorno", col sorriso dei giusti e l'ardire dei pazzi, andiamo avanti... I miti saranno la nostra ancora di salvezza quando ci sentiremo smarriti, e credetemi capiterà spesso... oh se capiterà! se cercate verità assolute, andate al trove, qui regnano dubbi e sdoganiamo certezze e...
"Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. Soltanto gl'imbecilli sono sicuri di ciò che dicono." (Voltaire)
"Io so di non sapere" diceva Socrate ma...
"Possa tu non essere mai affamato se non di conoscenza, e possa allora la tua non essere mai piena!"
I miti ci indicheranno la via, affidiamoci al mito dunque:
«Poiché il mondo stesso lo si può chiamare mito, in quanto corpi e cose vi appaiono, mentre le anime e gli spiriti vi si nascondono.» |
| (Saturnino Secondo Sallustio, Gli Dei e il Mondo) |
C’è in mezzo al mare un paese santo, gradito su tutti all’Egeo Nettuno e alla madre delle Nereidi, un’isola
che un tempo errava intorno alle spiagge ed ai lidi,
finché il pio Nume che porta l’arco la radicò
tra Giaro e l’alta Micono, volle che fosse immobile,
non più in balia del vento, e fosse venerata.
Arrivo qui: quest’isola tranquilla ci riceve
stanchi in porto sicuro. Usciti dalle navi
onoriamo la sacra città di Apollo. Anio,
re di quel popolo e insieme sacerdote di Febo,
ci viene incontro, cinto di sacro alloro e di bende, e riconosce Anchise, suo vecchio amico: da ospiti
gli stringiamo la mano e entriamo in casa sua.
Adoriamo il santuario del Dio, edificato
con pietra antica:
«O Timbreo, dacci una casa nostra;
siamo stanchi! Deh, dacci delle mura: una stirpe e una città che duri! Salva la nuova Pergamo,
reliquia troiana scampata all’ira dei Greci
e del crudele Achille. Chi dobbiamo seguire?
Dove dobbiamo andare a cercare una patria?
Padre, dacci un augurio, discendi nell’anima nostra».
Ed ecco: tutto sembrò tremare, le porte, l’alloro
del Dio; il monte sembrò muoversi, scuotersi tutto,
il tripode muggire nel tempio spalancato.
Chinati a baciare la terra sentiamo una voce che dice:
«Forti Troiani, la terra da cui traete origine, prima culla dei padri, vi vedrà ritornare
nel suo seno materno, reduci. Su, cercate l’antica madre! Dove la casata di Enea,
i figli dei suoi figli e i più tardi nipoti,
domineranno uno spazio immenso di terra e di mare».
Così disse Febo; e una grande allegrezza
se ne levò, con molto tumulto, tutti chiedono
quali siano le mura promesse, dove Febo
chiami noialtri erranti e ci ordini di tornare.
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| Enea che fugge portando in salvo il padre Anchise, il figlio Ascanio e la statua di Pallade Atena, protettrice della città. |
Così Enea dopo la fuga di una città in fiamme, con in spalla il vecchio padre, insieme agli esuli troiani, giunsero a Delfi e interrogando l'oracolo il Dio si rivelò loro indicandogli il luogo dove la sua gente avrebbe prosperato. Apollo non menziona il nome di questa terra, si limita a chiamarla, la chiama l'Antica Madre, la patria perduta da cui essi provengono e devono pertanto farvi ritorno. Anchise
interpreta male l'oracolo e finisce a Creta, ma non è quella la patria a cui far ritorno e per questo grandi ostacoli e sofferenze gli dei gli riservano. Di nuovo i Penati gli apparvero in sogno:
<<Bisogna cambiare le sedi...
Apollo non ti consigliò di venire in questi lidi, né ti comandò di fermarti a Creta.
Vi è un luogo, i Greci lo chiamano con il nome di Esperia, terra antica, potente per le armi e per la fertilità del suolo. L'abitarono uomini Enotri. Ora è fama che i posteri abbiano chiamato Italia quella gente, dal nome del loro condottiero Italo. Queste sono le nostre proprie sedi. Da qui venne Dardano e il padre Iasio, dal quale progenitore la nostra stirpe deriva. Orsù, alzati, e lieto riferisci al vecchio genitore queste parole di certezza: che egli cerchi Corito e le terre di Ausonia.
Giove ti nega i campi dittei, Giove ti nega Creta!>>
Il viaggio deve continuare le sponde lavinie sono lontane...
e possenti tempeste generate da Eolo lo attendono presso la grande Trinacria terra degli Enotri. Come Ulisse prima di lui, perdite enormi, smarrimento e sgomento, per una meta quasi raggiunta e poi perduta, poi il conforto nella porpora delle vesti di Didone, tempo di rincuorarsi e rifocillarsi ed è il momento di ripartire. La terra degli avi lo chiamano, li dove Dardano figlio della Pleiade Elettra e il padre Atlante furono generati, presso la terra dei Re Tirreni dove il sole si spegne nell'ampia Iperea.
Verso i confini di Esperos...







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