mercoledì 21 aprile 2021

La Quercia caduta...


LA QUERCIA CADUTA 

PROLOGO


"In principio c'era il Caos, la Notte, il buio Erebo e il vasto Tartaro;
non esisteva la terra, né l'aria, né il cielo.
Nel seno sconfinato di Erebo,
la Notte dalle ali di tenebra generò per prima un uovo pieno di vento.
Col volgere delle stagioni, da questo sbocciò Eros, fiore del desiderio:
sul dorso splendevano ali d'oro ed era simile al rapido turbine dei venti.
Congiunto di notte al Caos alato nella vastità del Tartaro,
egli covò la nostra stirpe, e questa fu la prima che condusse alla luce.
Neppure la stirpe degli immortali esisteva
prima che Eros mescolasse insieme ogni cosa.
Quando l'uno con l'altro si accoppiarono, nacquero il cielo e l'oceano
e la terra, e la stirpe immortale degli Dèi beati...”.
(ARISTOPHANE, Uccelli 693-702)

 Ho pensato tanto come iniziare a scrivere queste pagine, e alla fine ho deciso che semplicemente lascerò scorrere le parole. Scorrere libere come un fiume che nasce giovane e acerbo dall'alto di una montagna. Non è difficile immaginarsi li, dall'alto della montagna in preda alla paura, con gambe tremanti e la vista di un ignoto e profondo baratro. Ma il fiume ha coraggio e riesce a buttarsi a capofitto impavido. Ed io voglio ora essere un fiume! forte, tenace, che senza mai fermarsi, segue il suo percorso con pazienza, imperterrito, nonostante i tanti ostacoli, vuole riuscire a sfociare in un grande mare, pieno di misteri, conoscenze, cose ancora da scoprire. Non sa dove lo porterà il suo percorso ma sa che deve farlo e ne uscirà cambiato. Il richiamo del mare è forte, magnetico e si sa che "il mare unisce ciò che la terra divide", un ponte tra le genti, Ponthos lo chiamavano i greci. Un conduttore di energie di grande potenza, guidato dal vento ti porta lontano, è calmo o agitato talvolta, spesso ci spinge in un porto sicuro, ti accompagna placido o ti scaraventa in inaudite tempeste senza pietà.


Si lascia andare il mare, perchè esso è acqua, si fa guidare senza certezza su dove andare; poichè l'acqua ha memoria! va in cerca di un appiglio in cui adagiarsi e continuare ad essere in attesa di divenire. In una infinita spirale senza inizio nè fine...



 Il mare è sempre stato parte imperante della mia esistenza. Vengo da un isola dai molti nomi, battuta dai venti, dove il grande mare tutto circonda. L'isola che non c'è, ma che un tempo c'era, dimenticata, in attesa che si ricordi chi era. Una terra assopita, sospesa nel tempo, fluttuante nel mare dei ricordi, ma viva nella memoria latente dei suoi figli che non gridano più il suo nome. E se solo ricordassimo chi eravamo, non avremmo paura di tornare a casa. Lei è la madre, il suo ventre ci ha accolto, curato, nutrito, talvolta con troppo amore come conviene alle madri, tenendoci lontani dal mondo con l'unico scopo di proteggerci; Eravamo felici e non lo sapevamo e per questo ci siamo allontanati, ma ella è madre benevola e ci riaccoglierà se decideremo di perdonarci per averla abbandonata, per non esserle stati riconoscenti. 
Ora so gli dei non avrebbero mai ostacolato il nostro cammino per tornare da lei. La rotta è già tracciata dentro di noi, poichè il suo porto è sicuro, accogliente, lei come un magnete chiama a sè i suoi perduti figli. Vuole riemergere dalle acque, dire che non è mai svanita tra i flutti, che è sempre stata qui sotto ai nostri occhi non più capaci di vedere. E' tempo di raccontare la sua storia a coloro che ne riconosceranno il suo canto pronti a  preservarne il suo cuore. 

«Huginn e Muninn volano ogni giorno alti intorno alla terra. Io ho timore per Huginn che non ritorni; ma ho ancora più timore per Muninn.» Muninn deve tornare!

 E se solo Enea avesse avuto pensiero e memoria nel suo animo, forse non avrebbe avuto bisogno di dare ascolto all' oracolo per sapere dove andare. Cercate "l'antica Madre" gli dissero; Hesperia è uno dei suoi tanti nomi! Se la stai cercando, recati dove il sole tramonta e si spegne vorticosamente sul mare agitato, e mi raccomando evitalo con tutte le tue forze, fai offerte agli dei, erigi santuari e placa tempeste poi senza paura, dritto dove le figlie della notte custodiscono i frutti dorati dell'albero sacro. Oh isola fortunata, risuoni come Tir na nog, la terra della giovinezza, dove i vecchi sfidano la morte ed insegnano a riderle in faccia, è da li che provengono gli eroi e tutte le vostre genti? Ma i suoi reietti figli, già umiliati e lontani, profughi dal loro mare ne eclissarono per sempre il ricordo. Qualcuno dice che una volta sia stata la mitica Atlantide, spezzata dal mare e dalla vendetta degli dei, ma che sia vero o meno questo poco importa, perchè in quest'isola antica, millenaria, ho imparato a sognare...



Avete presente quei luoghi fantastici, misteriosi? spesso sono poco distanti da casa, che rimangono impressi nella memoria di un bambino. Ecco io avevo la mia "Quercia caduta", un antichissima quercia da sughero dall'aria un pò stanca, era adagiata comodamente sul terreno e ti invogliava davvero a saltaci sù. La leggenda vuole che fosse stata piegata da un fulmine in una fredda e buia notte tempestosa. Era stata sfidata a rialzarsi, messa a dura prova contro molti nemici, ma nonostante tutto è riuscita a trovare la forza e trarre vigore dall'affronto subito. Prosperò e si adattò alla nuova forma per niente sconfitta, da ancora oggi bella mostra di sè. Nell'immaginario di noi bambini del vicinato, recava timore e rispetto, ed era sempre una prova di enorme coraggio, saltare l'antico muretto a secco per andare ad ammirarla. Da li la vista neanche a dirlo era mozza fiato e mi piaceva immaginare creature fantastiche e piccoli popoli invisibili all'occhio umano, nascosti nelle numerose cave che essa possedeva. Era davvero molto semplice farlo, abbandonarsi alla fantasia, lasciar scorrere i pensieri, l'immaginazione: ogni suono, ogni profumo, tutto acquistava significato e con gli occhi e il cuore leggero di un bambino era possibile scorgere l'interezza di un nuovo mondo e capire il grande significato: "tutto è interconnesso". Avvolto in un grande equilibrio.


Siamo fili intrecciati impossibili da recidere, che le bisbiglianti Norne han tessuto con grande maestria. Anche se distanti, siamo foglie dello stesso albero, gocce dello stesso mare. Ognuno di noi nasce, cresce si trasforma, ma alla base abbiamo delle solide e possenti radici tramandataci dai nostri avi che ci ricordano ciò che siamo, da dove veniamo e cosa lasceremo. Se sai dove guardare sentirai le voci di genti e popoli, le antiche leggende e i miti assopiti, che hanno preso il mare, scrutando le stelle, parlato nuove lingue, mutando in nuova linfa. Sono le ombre danzanti del nostro passato che non ci hanno mai lasciato e ci accompagneranno in questo percorso. Se ti trovi qui è per ascoltare le loro storie che narrano di valorosi Re ed Eroi, udirai il martello tonante dei nani che scavano il buio delle grotte per trovare la luce dell'oro, vedrai i giganti pietrificati, le streghe dalle unghie d' acciaio, le Janas filare e danzare in un circolo senza fine nelle notti di luna piena. Ascolta le loro voci, sono già dentro di te...ci invitano a prendere posto nella sala degli Eroi per gioire accanto ai nostri padri e alle nostre madri..Ma non prima di aver terminato il viaggio, prima dobbiamo perderci nel mare della conoscenza; poichè occorre perdersi per ritrovarsi. Solo allora ritroverai quell'isola che non c'è e ti accorgerai che invece è ovunque, parte del tutto. E' sempre stata davanti a noi ma non avevamo gli occhi della consapevolezza. E quando ti imbatterai in coste lontane, scorgendo nuove terre se hai con te l'occhio di Horus ben saldo a prua, riconoscerai le impronte dei suoi figli che divennero mito, tramutati in delfini, montagne, costellazioni e forse li riporterai a casa. Li vedi?  Lo senti il canto delle sirene? Vuoi ritrovare la strada di casa? Non vuoi perderti come Ulisse?


 E allora traccia la rotta, l'Orsa ti è amica, sguardo rivolto verso il cielo di Borea e segui il fresco soffio di Zefiro...




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domenica 21 marzo 2021

La Mem/Il Risveglio

 Prefazione

«Nessuna cosa avviene per caso, ma tutto secondo Lògos e necessità.»

Leucippo


Il numero 40

Nella Bibbia questo numero si ripete spesso in relazione ad un periodo cronologico di isolamento, di un impresa da superare o di purificazione seguendo un percorso iniziatico:

  • il diluvio universale ebbe una durata di quaranta giorni e quaranta notti;
  • all'arrivo nella terra promessa, gli esploratori della terra di Canaan impiegarono 40 giorni, ma al ritorno convinsero il popolo a rifiutarsi di entrarvi, fino a chiedere un nuovo capo ed il ritorno in Egitto; per punizione il vagabondaggio nel deserto del popolo Israelita durò quarant'anni ;
  • Golia si presentò due volte al giorno per quaranta giorni al popolo di Israele, finché Davide non lo vinse;
  • i 120 anni della vita di Mosè si possono suddividere in tre periodi di quarant'anni: il passaggio all'età adulta, la liberazione dalla schiavitù d'Egitto, e il suo ritorno a guidare il popolo d'Israele;
  • Mosè rimase sul monte Sinai per quaranta giorni e quaranta notti;
  • il profeta Elia attraversò il deserto per quaranta giorni prima di giungere al monte Oreb;
  • il profeta Giona annunciò la distruzione di Ninive per quaranta giorni;
  • diversi capi e Re di Israele regnarono per "quaranta anni", anche a significare per una intera generazione: Eli, Saul, Davide, e Salomone;
  • quaranta cubiti sul davanti formavano la casa di Dio, vale a dire il tempio;
  • i governatori tassavano il popolo, ricevendo pane e vino, oltre a 40 sicli di argento;
  • Azael andò incontro a Eliseo, con un carico di 40 cammelli;
la flagellazione secondo la legge mosaica prevedeva "non più di quaranta colpi".

Il numero 40 nei testi religiosi ebraici  rappresenta il nome di Dio Makom (l'onnipresente), il luogo dove egli dimora. In Gematria indica la Mem il cui simbolo è l'acqua, la purificatrice, colei che si rigenera. E' il numero della consapevolezza raggiunta, la fine del percorso che apre la mente.


Le 22 lettere ebraiche di cui 3 sono le madri (Alef, Mem, Shin), nello Sefer Yetzirah (il libro della creazione), si dice che Dio le tracciò, le intagliò, le combinò, le pesò, le scambiò, e attraverso di loro produsse l'intera creazione e tutto ciò che è destinato a venire in essere ". 


Alef rappresenta l'origine, l'unione tra cielo e terra, tra ciò che sta in alto e ciò che sta in basso. Alef nasce dal caos, è il principio che non ha fine, è sia padre che madre è il tutto ed è alla base della creazione; è l'uno che regola il caos e doma la bestia. Il suo simbolo sono le corna del Dio Toro emblema di forza e potenza generatrice, la spinta che porta al sapere e conduce alla conoscenza interiore. Alef ha il significato di insegnamento che deve partire dall'interno, attraverso la percezione della propria individualità. Il desiderio di conoscere. E' l'istinto da seguire senza paura che genererà esperienza e la comprensione di sè. Alef traccia il percorso, la via!


Shin è la lettera più armoniosa, rappresenta il fuoco che con la sua forza distruttiva implica il cambiamento necessario per rinascere, la consapevolezza dell'agire. Ma anche rivelazione di ciò che sopravvive alle fiamme ed ha la forza interna per rinascere. Il seme risvegliato! La comprensione di ciò che prima era nascosto celato tra le tenebre è chiaro nella mente ed è pronto a proseguire il percorso. Shin è l'incarnazione perfetta della simmetria che vuole la destra gemella della sinistra, l'alto con il basso in un perfetto bilanciamento tra le parti. Shin è simmetria e la simmetria è equilibrio che genera bellezza! Shin è l'invocazione degli opposti, sono le mani della Dea protratte verso l'alto, in cerca del divino o il Capovolto che si inabissa e feconda la terra dove tutto poi ritorna.


 La lettera
 Mem sono 
le acque del caos che dal principio furono fecondate e daranno origine al tutto. L'acqua con la sua azione  purificatrice e creatrice. La Mem è la lettera che più di tutte sta alla base del dualismo. E' il ventre materno che accoglie la vita ma anche quello della madre terra che accoglie i suoi figli al trapasso a cui tutto ritorna per poi ricominciare nel ciclo eterno.


Per questo motivo in alcuni Tarocchi
Mem è simbolo di "Morte". Mem è il fluire dell'acqua e della vita ed è il sentiero che conduce all' "Albero della vita" che rappresenta il processo di creazione alla base dell'universo.   

Amo gli alberi.

Sono come noi.

Radici per terra e testa verso il cielo

(Erri De Luca)


L' albero sacro simbolo del ciclo eterno è il Sicomoro per gli Egizi, ma anche l' Acacia i cui legni venivano utilizzati nei sarcofagi,  per accompagnare il sonno eterno del Faraone. L'albero che proprio in questo momento rinverdisce ed esplode di vita.
Vita e morte in un sincretismo perfetto! 
 La Mem completa il percorso della consapevolezza, è elevazione spirituale dell'autocoscienza che genererà lògos, la necessità di raccontare e condividere un pensiero. E' energia liberata che passa attraverso una morte simbolica.
E allora andiamo...
Il seme è stato piantato, la madre Divina è feconda, è tempo dunque di rinascere, con la protezione dell' Equinozio, luce e ombra ora sono in perfetto equilibrio, in un continuo ciclo senza fine. E' il momento!




 Oggi all'alba dei miei 40 anni, dalla quarantena dello spirito, questo sarà il mio personale percorso iniziatico. La purificazione parte da qui, lo scopo è quello di liberarsi di ciò che è inutile, per raggiungere una maggiore consapevolezza che porterà (forse) ad accedere ad una conoscenza superiore e collettiva. Che la 13 lettera, la Mem che conserva la memoria sia di buon auspicio per un nuovo inizio e una coscienza risvegliata. Auguri a me e buon risveglio a tutti!


Rif. Bibliografici
 Sefer Yetzirah- Libro della creazione
  Le fondamenta della Kabbalah 

Aryeh Kaplan 2016

 Wikipedia.it 

https://it.wikipedia.org/wiki/Mem_(lettera)


Photos: 
 "Le tre Grazie" 
Primavera di Botticelli
Rony Michaud
Gerard Altman
Sergei Tokmakov



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